Sempre più vicini a un vaccino contro l’Ebola

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Secondo un articolo pubblicato oggi dalla rivista medica The Lancet, uno dei potenziali vaccini contro l’Ebola sta dando risultati preliminari molto promettenti. L’articolo afferma che l’efficacia del vaccino è del 100%. Il trial clinico del cosiddetto vaccino rVSV-EBOV, condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, da Medici Senza Frontiere, dall’Istituto di Salute Pubblica norvegese e dalle autorità guineane, è stato avviato nel marzo 2015 in Guinea, coinvolgendo persone vicine a pazienti infetti e operatori che lavorano in prima linea, maggiormente a rischio di contagio.

MSF è ampiamente coinvolta nel trial: ha somministrato il vaccino a 1200 dei propri operatori in Guinea, tra cui medici, infermieri, paramedici, staff di laboratorio, igienisti e  il personale che si occupa delle sepolture. Il dottor Bertrand Draguez, che coordina la piattaforma MSF per la ricerca di efficaci strumenti contro l’Ebola, spiega cosa significa per la lotta contro la malattia. 

 

Cosa ci dicono questi dati preliminari?
I dati attuali ci dicono che il vaccino è in grado di proteggere le persone dall’Ebola. Anche se il campione è piuttosto piccolo e servono altre ricerche e analisi, la gravità di questa emergenza di salute pubblica dovrebbe spingerci a utilizzare subito questo vaccino per proteggere le persone che potrebbero essere esposte alla malattia, ovvero i contatti dei pazienti infetti e i lavoratori di prima linea. 

Quanto sono positivi questi risultati preliminari?
Per la prima volta nella storia della malattia, abbiamo la prova dell’efficacia di un vaccino che ci aiuterà a combattere l’Ebola. Troppe persone sono morte a causa di questa malattia estremamente letale ed è stato frustrante per gli operatori sanitari sentirsi così impotenti di fronte ad essa. Servono altri dati per capire quanto sia effettivamente efficace questo strumento preventivo e quanto la sua protezione possa durare, ma è una svolta senza precedenti. 

Cosa significa questo vaccino nella lotta contro l’Ebola?
L’attuale modalità con cui le epidemie di ebola si manifestano, con catene di trasmissione sporadiche e relativamente piccole che si manifestano di tanto in tanto, richiede che tutti gli aspetti della lotta contro la malattia siano portati avanti:  il trattamento dei pazienti, isolamento, la ricerca dei casi tra le  comunità, le sepolture sicure, la promozione della salute, il supporto psico-sociale e il tracciamento dei contatti. Ma naturalmente, aggiungere uno strumento di prevenzione a questo insieme di attività consentirà di interrompere più velocemente le catene di trasmissione proteggendo le persone che hanno avuto contatti con pazienti infetti e gli operatori che lavorano in  prima linea. 

Qual è il modo migliore di usare questo nuovo strumento?
Ora che sappiamo che il vaccino funziona, le persone che ne hanno bisogno devono riceverlo appena possibile per interrompere le catene di trasmissione esistenti. Occorre quindi replicare subito l’approccio mirato sulle persone maggiormente a rischio infezione. Per questo esortiamo i governi dei paesi colpiti a iniziare la somministrazione di questo vaccino appena sarà possibile nell’ambito del  trial esistente. 

Sarebbe consigliata una campagna di vaccinazione di massa in tutti i paesi colpiti?
Al momento, l’epidemia è localizzata in pochi hotspot nella regione colpita. Per questo ha più senso concentrare le nostre energie e le nostre risorse nella protezione di persone vicine ai pazienti infetti e degli operatori che lavorano in prima linea. Sono loro le persone a maggior rischio di contagio e coinvolgerle è prioritario. 

Che ruolo ha avuto MSF nel trial?
È raro che MSF partecipi a trial clinici, ma di fronte all’enormità di questa crisi e alla nostra posizione in prima linea nella lotta contro l’Ebola, abbiamo deciso di partecipare. In Guinea abbiamo già vaccinato, nella prima fase del trial, 1200 dei nostri operatori maggiormente esposti. Ora che i risultati preliminari della sua efficacia sono noti, MSF è determinata ad ampliare il proprio coinvolgimento, incoraggiando e sostenendo trial simili anche in Sierra Leone e Liberia. 

Questi risultati cambieranno la risposta di MSF nei paesi colpiti?
Questi risultati sono promettenti e dovremmo sicuramente rendere il vaccino disponibile ai gruppi più a rischio prima  possibile. Ma è anche di importanza cruciale continuare a lavorare su tutti i pilastri della risposta all’Ebola, compreso il tracciamento dei contatti, la promozione della salute e l’isolamento dei pazienti infetti.

Medici Senza Frontiere e la risposta all'emergenza Ebola: "Un anno senza precedenti"

Il 22 marzo 2014, un’epidemia di Ebola fu ufficialmente dichiarata in Guinea. Nel corso dell’anno seguente, il virus avrebbe infettato più di 25.000 persone in nove paesi e avrebbe causato la morte di oltre 10.000 persone, rendendo al confronto le precedenti epidemie di Ebola piccola cosa. Per fare un paragone, la più grave fra le epidemie precedenti aveva registrato un totale di 425 casi. Dallo scoppio dell'emergenza siamo ancora attivi in Guinea, Liberia e Sierra Leone con uno staff di 1.852 operatori umanitari. Abbiamo prestato assistenza a 9.626 persone, di cui 5.149 affette da Ebola.

Scarica il report per saperne di più sulla risposta di Medici Senza Frontiere alla più grande epidemia di Ebola di sempre

 

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