Sudan, MSF: “A El Obeid clima di paura, attacchi con droni colpiscono civili”

Sudan, MSF: “A El Obeid clima di paura, attacchi con droni colpiscono civili”

Nelle ultime settimane gli attacchi con i droni da parte delle Rapid Support Forces si sono intensificati all’interno e nei dintorni della città di El Obeid, nella regione del Kordofan, nel Sudan centro-meridionale.

Chiediamo alle RSF e alle Forze Armate Sudanesi di garantire la protezione dei civili e degli operatori umanitari: le organizzazioni umanitarie devono poter accedere in sicurezza alle aree colpite per continuare a fornire l’assistenza salvavita di cui la popolazione ha estremo bisogno.

Gli attacchi con i droni compromettono i servizi essenziali

Gli attacchi con i droni stanno compromettendo i servizi di base, facendo aumentare i costi dei trasporti e del carburante e limitando l’accesso all’acqua potabile e all’assistenza sanitaria. Gli ospedali sono soggetti a razionamenti di energia elettrica e dipendono dal carburante, ormai non più disponibile, con il rischio di dover sospendere alcuni servizi salvavita. Il trasferimento dei pazienti può risultare difficile a causa dell’insicurezza e dei costi di trasporto, mentre il ricorso tardivo alle cure spesso fa sì che i pazienti arrivino in condizioni più gravi.

Oltre a circa mezzo milione di abitanti, nella città di El Obeid vivono oggi – secondo i dati delle Nazioni Unite – circa 100.000 civili sfollati, fuggiti dalle violenze in altre zone del Sudan. I ripetuti attacchi stanno inoltre rendendo sempre più difficili le operazioni umanitarie, limitando la capacità delle nostre équipe di spostarsi in sicurezza, e compromettendo l’assistenza umanitaria in una delle regioni del Sudan già meno accessibili alle organizzazioni umanitarie.

Molte famiglie faticano a soddisfare i bisogni essenziali e vivono in luoghi sovraffollati, con ripari inadeguati, un accesso molto limitato ad acqua potabile sicura e servizi igienico-sanitari. Con l’inizio della stagione delle piogge, le condizioni peggioreranno e aumenterà il rischio di epidemie, come il colera.

Tra aprile e maggio, il Kordofan Settentrionale ha affrontato un’epidemia di morbillo che è stata contenuta grazie alla presa in carico dei pazienti e a una campagna di vaccinazione. Abbiamo supportato il centro di isolamento del Teaching Hospital, il trasferimento dei pazienti provenienti dai campi per sfollati e le attività di promozione della salute.

I nostri team sono pronti e le forniture sono già disponibili per ampliare la risposta a El Obeid e in altre aree del Kordofan, man mano che i bisogni evolveranno. Ci stiamo inoltre preparando a un possibile arrivo su larga scala di persone sfollate nello stato del Nilo Bianco, qualora la situazione dovesse peggiorare.

La testimonianza di Liesbeth Aelbrecht, coordinatrice delle emergenze di MSF in Sudan

Tra la popolazione di El Obeid regna un clima di paura; gli attacchi con i droni non si limitano agli obiettivi militari: molto spesso colpiscono aree abitate, uccidendo e ferendo civili. Da giugno, gli attacchi hanno colpito scuole, un mercato, stazioni di servizio e depositi di carburante, punti di distribuzione dell’acqua e la principale centrale elettrica di El Obeid, causando blackout.

Oltre alla tragica perdita di vite civili e ai feriti, ciò che mi ha colpito maggiormente è vedere come gli attacchi con droni stiano rendendo la vita quotidiana sempre più difficile per la popolazione.

Oggi ho visitato 2 dei più grandi campi per sfollati della città e, in uno di essi, per fare un esempio, le famiglie sopravvivono con poco più di un litro d’acqua a persona al giorno. Abbiamo riscontrato una grave carenza di latrine e osservato una diffusa pratica di defecazione all’aperto. Con il colera già dichiarato nel paese e casi sospetti segnalati nel Kordofan Settentrionale, insieme all’inizio della stagione delle piogge, si stanno creando esattamente le condizioni in cui la malattia può proliferare e diffondersi molto rapidamente.

Dopo oltre 3 anni di violenze, sfollamenti e perdite, le persone sono esauste. In uno dei campi ho incontrato una donna fuggita da El Fasher lo scorso anno. Ha camminato per 21 giorni per raggiungere El Obeid. È arrivata scalza, dopo aver assistito a sofferenze inimmaginabili, e ora si ritrova di nuovo di fronte a una situazione estremamente difficile. La sua storia è una delle tante testimonianze di una resilienza straordinaria, ma ricorda anche l’enorme costo umano di questo conflitto.

Stiamo coordinando il nostro intervento con le autorità sudanesi per rafforzare la risposta al rischio di epidemie e ampliare le attività di emergenza. Negli ultimi giorni siamo riusciti a far arrivare un nuovo team di emergenza che si concentrerà, tra le altre attività, sul miglioramento dell’accesso all’acqua potabile sicura, di cui la popolazione ha urgente bisogno, e sul rafforzamento della risposta del ministero della salute contro il colera.

Stiamo collaborando con il ministero della salute per rafforzare la preparazione alla risposta alle epidemie e ampliare le attività di emergenza. Tuttavia, la popolazione ha urgente bisogno di acqua pulita e le organizzazioni umanitarie devono poter accedere in sicurezza alle aree colpite per poter continuare a fornire l’assistenza salvavita di cui c’è disperatamente bisogno.

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