Ricoveri nelle strutture supportate da MSF aumentati oltre il 20% a Zalingei e Rokero, nel Darfur centrale.
I tagli ai fondi aggravano la crisi
Nel contesto di una guerra brutale ancora in corso e di una crisi umanitaria catastrofica, la popolazione sudanese si trova a dover affrontare un accesso ridotto all’assistenza sanitaria, poiché le strutture in tutto il paese stanno chiudendo a causa dei tagli generalizzati e senza precedenti ai finanziamenti internazionali per gli aiuti umanitari da parte dei governi, che cominciano a far sentire i loro effetti.
Il ritiro del sostegno a una crisi già cronicamente sotto finanziata sta interrompendo l’accesso a cure salvavita e portando al limite le poche strutture sanitarie ancora operative. Mentre i leader mondiali si riuniscono all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, noi di MSF chiediamo ai governi e ai donatori istituzionali di proteggere i finanziamenti destinati ai servizi sanitari essenziali in Sudan e di garantire finanziamenti flessibili e di transizione alle strutture a rischio di chiusura.
Con il ritiro delle organizzazioni umanitarie, le cliniche locali si ritrovano prive dei fondi e dei farmaci necessari per funzionare. Per i pazienti, ciò significa affrontare viaggi lunghi e pericolosi solo per ricevere cure. Mentre cercano aiuto ovunque sia possibile, i pochi ospedali ancora operativi stanno assorbendo l’afflusso in eccesso: tra gennaio e aprile 2026, i ricoveri nelle strutture che supportiamo a Zalingei e Rokero, nel Darfur centrale, sono aumentati del 22,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
La situazione si è ulteriormente aggravata poiché, solo nel mese di maggio, 45 centri sanitari di base nel Darfur centrale hanno smesso di ricevere supporto a causa della mancanza di fondi da parte dell’organizzazione che ne garantiva le risorse.
La guerra sta determinando i bisogni del Sudan; i tagli ai finanziamenti stanno riducendo la risposta. Il lavoro di MSF in Sudan è finanziato da fondi privati. Ma quando i finanziamenti vengono a mancare per altri servizi sanitari, le cliniche chiudono, i pazienti hanno meno posti dove rivolgersi e la pressione si sposta sulle strutture che rimangono aperte, comprese le nostre. I donatori devono proteggere i servizi sanitari essenziali e fornire finanziamenti sostenibili e flessibili alle organizzazioni che ne dipendono”. Muhammad Ibrahim capomissione di MSF in Sudan
La carenza di assistenza sanitaria
Nel campo di Tanedba, nello stato di Gedaref, dove vivono 18.400 rifugiati, il ritiro improvviso di un’organizzazione umanitaria a giugno ha determinato la chiusura dei reparti di maternità e chirurgia. Le donne incinte che necessitano di un taglio cesareo devono ora affrontare un viaggio di 3 ore fino alla città più vicina. Siamo quindi intervenuti per garantire il funzionamento del pronto soccorso fino alla fine del 2026.
Nel campo per sfollati di Hamidiya, nel Darfur Centrale, un centro sanitario che in precedenza offriva assistenza materna, pediatrica e di salute mentale opera oggi con capacità fortemente ridotte dopo la fine del supporto di un’organizzazione umanitaria. Gli accessi giornalieri sono passati da 200 a circa 40 e le vaccinazioni sono state interrotte. Il calo non era indice di un miglioramento delle condizioni di salute delle persone. Avevano semplicemente smesso di recarsi in una struttura che non era più in grado di curarle.
Safa è arrivata ad Hamidiya, nel Darfur Centrale, dopo essere fuggita prima da El-Fasher e poi da Kabkabiya. Suo padre è morto a causa della guerra e la sua famiglia si è dispersa e non sa dove sia adesso. Prima del conflitto aveva cominciato gli studi per diventare infermiera e spera ancora di poterli riprendere. Oggi, però, la priorità è trovare da mangiare e riuscire ad accedere alle cure.
Per un lavoratore in Darfur, che guadagna circa 1 dollaro al giorno, i 2 dollari necessari per raggiungere una clinica funzionante equivalgono a circa 2 giornate di salario, costringendo i residenti a scegliere tra l’assistenza sanitaria e il cibo.
Chiudere una clinica non elimina nemmeno un paziente. Lo manda semplicemente nella struttura successiva. Dopo un viaggio più lungo e costoso, i pazienti arrivano spesso in condizioni molto più gravi, e l’ospedale potrebbe essere già pieno. MSF può rafforzare alcuni servizi, ma non può assorbire le conseguenze di ogni chiusura”. Sebastián Traficante coordinatore delle emergenze di MSF in Darfur
La riduzione degli aiuti umanitari per la popolazione sudanese
All’ospedale di Kas, nello Stato del Darfur meridionale, Rahma ha trascorso 18 giorni al fianco del suo bambino di 1 anno, ricoverato in condizioni critiche a causa di meningite, malaria e malnutrizione acuta grave. Dopo oltre due settimane di cure, il bambino ha iniziato a riprendersi.
Abbiamo viaggiato per ore per raggiungere questo ospedale. Il piccolo ospedale vicino al nostro villaggio ha chiuso e ora non c’è nessun posto nelle vicinanze dove poter ricevere cure. Anche se trovi un medico, non ci sono medicine. Senza medicine, cosa può fare un medico?”. Rahma madre di un paziente MSF
Nel 2021, circa 35 organizzazioni umanitarie operavano all’interno e nei dintorni del campo di Um Rakuba, nello Stato di Gedaref. Oggi ne sono rimaste meno di 10. Il campo ospita circa 17.000 rifugiati, soprattutto donne e bambini.
Dopo l’annuncio della chiusura di USAID da parte del governo statunitense nel 2025, molti finanziamenti destinati alle organizzazioni attive in Sudan sono terminati nel giugno di quest’anno. Sebbene gli Stati Uniti restino il principale donatore per il Sudan e continuino a finanziare OCHA e altre organizzazioni, molti fornitori di servizi sanitari non sono riusciti a trovare finanziamenti alternativi, per cui numerose strutture hanno chiuso.
Proprio mentre gli operatori sanitari si trovavano ad affrontare l’imminente revoca del sostegno da parte degli Stati Uniti, anche molti governi europei hanno ridotto i propri aiuti alla popolazione sudanese. Anche i bilanci destinati agli aiuti europei e multilaterali stanno subendo una contrazione a livello globale. I dati preliminari dell’OCSE indicano che gli aiuti erogati dalle istituzioni dell’UE sono diminuiti del 13,8% nel 2025, mentre anche diversi importanti donatori europei hanno ridotto la propria spesa complessiva per gli aiuti.
Questi dati non corrispondono a tagli equivalenti in Sudan, dove alcuni donatori europei hanno mantenuto o aumentato il proprio sostegno. Tuttavia, evidenziano un contesto di finanziamenti internazionali in forte contrazione. In Sudan, questa contrazione generale sta aggravando una crisi sanitaria già grave, poiché il ritiro di finanziamenti specifici e la chiusura di programmi riducono l’accesso all’assistenza sanitaria.
Malaria e malnutrizione crescono, mentre i posti letto diminuiscono
A Tawila, nonostante la presenza di circa 50 ONG, rimangono gravi lacune nell’assistenza per una popolazione che arriva fino a 600.000 sfollati. Per questo, gestiamo l’unico ospedale da 200 posti letto dell’area e siamo l’unica organizzazione in grado di mettere in campo una risposta epidemica su larga scala.
I casi di malaria e malnutrizione sono già in aumento, nonostante le precipitazioni siano ancora limitate, prima del picco della stagione delle piogge – e prevediamo che i numeri aumenteranno con l’intensificarsi delle piogge. Ad agosto, 191 bambini sotto i 5 anni con malnutrizione grave sono stati ricoverati nel nostro centro nutrizionale e quasi il 22% di loro è risultato positivo anche alla malaria.
Il nostro ospedale a Um Rakuba è ormai l’unica ancora di salvezza rimasta sia per i rifugiati sia per la comunità sudanese locale. Ma i tagli vanno ben oltre la sanità. Le razioni alimentari stanno diminuendo e i programmi di protezione vengono smantellati, eliminando le ultime reti di sicurezza e lasciando i rifugiati completamente esposti”.Fabrizio Locuratolo responsabile degli affari umanitari di MSF
Le chiusure avvengono nel pieno di una crisi umanitaria su larga scala e gravemente sottofinanziata. Secondo le Nazioni Unite, 825.000 bambini sotto i 5 anni rischiano di soffrire di malnutrizione acuta grave e, all’inizio dell’anno, 19,5 milioni di persone affrontavano livelli di insicurezza alimentare classificati come di crisi, il che significa che le famiglie o non hanno cibo a sufficienza per nutrirsi oppure riescono a soddisfare i bisogni alimentari di base solo ricorrendo a misure quali la vendita dei beni da cui dipendono per sopravvivere.
Il piano di risposta delle Nazioni Unite da 2,87 miliardi di dollari è finanziato solo per circa il 41%, mentre il 37% delle strutture sanitarie del Sudan risulta completamente fuori servizio.