TERREMOTO IN IRAN: MSF avvia un progetto di assistenza psicologica alla popolazione traumatizzata

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Roma / Bruxelles, 30 dicembre 2003 – Dopo catastrofi naturali devastanti come il terremoto che ha distrutto la città di Bam, in Iran, è spesso necessario offrire un sostegno psicologico alla popolazione colpita da sindrome da stress post-traumatico. Per questo l’associazione umanitaria internazionale Medici Senza Frontiere (MSF), accanto agli interventi di soccorso materiale (invio di medici, logisti, farmaci, kit igienici, attrezzature per la potabilizzaizone dell’acqua, coperte, strumentazioni sanitarie, etc,) ha deciso di valutare se ci sono le condizioni per l’avvio di un progetto di assistenza psicologica.

Due psicologi, entrambi italiani, sono arrivati a Bam il 2 gennaio per effettuare una prima valutazione dei bisogni.

Considerando l’enormità della catastrofe, il livello di distruzione provocato dal sisma, l’elevatissimo numero di morti e feriti, non c’è dubbio che la popolazione colpita dal sisma dovrà affrontare pesanti conseguenze psicologiche’, spiega Barbara Laumont, responsabile dei progetti di salute mentale di Medici Senza Frontiere a Bruxelles – “In questa fase il nostro compito è capire qual è il modo migliore per intervenire. Un’azione di questo genere deve infatti essere basata su una conoscenza della cultura e dei sistemi sociali locali”.

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I due psicologi italiani inviati in questa missione esplorativa dovranno rispondere alle seguenti domande:

  • Chi è incaricato di rispondere ai bisogni materiali delle persone colpite? Come è organizzata questa assistenza?
  • Esistono spazi e modalità di incontro in cui la collettività può esprimere lo stress emotivo?
  • Dove la popolazione trova soccorso medico? Quali sono i principali problemi sanitari?
  • Con che modalità lo stress viene manifestato dagli individui e dai gruppi?
  • A livello nazionale quante e che genere di risorse umane specializzate in psicologia/psichiatria sono disponibili?
  • Esiste un Piano di salute mentale gestito dal ministero della sanità? Come è organizzato?
  • Quali sono – nella cultura locale – le modalità tradizionali per confrontarsi con i traumi?
  • La popolazione ha già vissuto esperienze dello stesso genere? Come si è comportata?
  • Esistono reti formali o informali (famiglia, etc) di supporto? Come possono essere rinforzate?
  • Ci sono dei leader spirituali che possono avere un ruolo di supporto?

Le modalità pratiche dell’intervento potranno essere definite solo dopo aver risposto a queste e a molte altre domande. Ma l’esperienza passata di MSF in casi di catastrofi naturali permette già di stabilire alcune linee-guida che tracciano la rotta da tenere. “Il processo di adattamento al trauma inizia contestualmente alla catastrofe – spiega ancora Barbara Laumont – . Per questo è indispensabile rispondere ai bisogni psicologici sin dall’inizio dell’emergenza. Un intervento di supporto immediato può prevenire la comparsa di turbe psichiatriche di lungo termine. MSF cerca, dunque, sempre di affiancare il soccorso materiale con interventi di sostegno psicologico”.

L’intervento di supporto psicologico ha sempre un duplice obiettivo:

  1. a livello individuale: si offre sostegno ai singoli individui traumatizzati per riconnettersi con il proprio ambente, con la comunità e con la cultura attraverso consulenze individuali o di gruppo
  2. a livello di comunità: si cerca di cerare un ambente che faciliti la reintegrazione degli individui traumatizzati attraverso il rafforzamento dei meccanismi protettivi della comunità stessa.
    Ogni intervento tiene conto delle risorse disponibili a livello locale, della cultura e della struttura sociale del Paese colpito.

A livello pratico, queste sono le azioni che vengono condotte in un intervento di supporto psicologico:

  • umanizzazione della distribuzione degli aiuti, che spesso avviene in contesti caotici con scarsa attenzione alle storie individuali; accanto a chi distribuisce aiuti ci deve essere qualcuno pronto ad ascoltare e confortare le vittime;
  • diffondere tra la popolazione le informazioni su tutti i tipi di assistenza disponibili
  • informare la popolazione sui disturbi emotivi cui possono andare incontro e su dove possono trovare aiuto;
  • allestire – nelle stesse tende mediche, o accanto a esse – spazi per la consulenza psicologica dove i medici possano inviare i pazienti con disturbi emotivi;
  • offrire assistenza “domiciliare” presso le tende in cui abitano i nuclei familiari per ascoltare i loro problemi e per aiutarli a ricostruire la loro vita quotidiana (rituali, abitudini, etc): in questo modo si può incrementare il senso di sicurezza e di controllo;
  • stimolare gli adulti a partecipare attivamente al processo di ricostruzione e di aiuto;
  • organizzare attività per i bambini e per gli adolescenti per aiutarli a esprimere la paura e il disagio e per riavviare alcune attività sociali.

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