Attacchi aerei sulle nozze di Hajjah. 63 feriti di cui 13 bambini

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Abbiamo ricevuto 63 feriti in un ospedale che supportiamo ad Hajjah, nel nord dello Yemen, dopo una serie di attacchi aerei da parte dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti su una festa di matrimonio in un piccolo villaggio nel distretto di Bani Qays, la notte del 22 aprile.

Gli attacchi contro i civili sono una grave violazione del diritto internazionale umanitario. Quello che è successo è spaventoso: su 63 feriti trattati delle nostre equipe, 13 erano bambini. Tutti sono arrivati in ospedale indossando le ghirlande tradizionali con cui si celebrano i matrimoni. Nessuno portava armi né uniformi militari. João Martins Capo missione in Yemen

 

L’ospedale di Hajjah ha cominciato a ricevere i primi pazienti a mezzanotte, un’ora dopo gli attacchi. All’inizio i feriti sono stati portati via dalla festa a dorso d’asino perché le uniche due macchine nel villaggio erano state danneggiate durante i bombardamenti. I primi soccorritori, insieme a due ambulanze dell’ospedale supportato da MSF, sono riusciti ad arrivare al villaggio in un secondo momento, perché la presenza di aerei che continuavano a sorvolare l’area faceva temere altri attacchi.

“Ero in una tenda allestita per la festa quando ho sentito gli attacchi aerei. Sono caduto e ho perso subito conoscenza. Quando mi sono svegliato, ho visto le persone scappare. Ero con mio fratello, lo sposo è un mio amico. Uno dei miei cugini è morto in questo attacco”, racconta Kamal, 12 anni.

Darees, anche lui al matrimonio, era andato via 20 minuti prima dell’attacco. Al suo ritorno ha trovato il caos: corpi smembrati a terra ricoperti di sangue, bambini freneticamente in cerca dei genitori. “Tra i cadaveri c’erano anche bambini. I bambini stavano giocando fuori dalla tenda mentre all’interno i genitori assistevano al matrimonio. In quel momento c’è stato l’attacco”, racconta Darees.

All’ospedale di Hajjah le ambulanze hanno trasportato fino a sei pazienti per volta. Alcuni avevano perso gli arti, la maggior parte aveva ferite da schegge. Per almeno tre pazienti si è dovuto ricorrere ad amputazioni, tra cui due fratelli che hanno perso un piede ciascuno. Entro l’alba molti abitanti di Hajjah sono venuti in ospedale per donare il sangue. In solo due ore sono state raccolte 150 sacche di sangue a beneficio dei feriti.

“Una donna è arrivata in ospedale in preda al panico alla ricerca di suo figlio. Sapeva che stava partecipando al matrimonio ma non aveva sue notizie. Molte altre donne e bambini nel villaggio sono traumatizzati e non sanno cosa sia accaduto ai loro cari”, dichiara Sally Thomas, coordinatrice del progetto di MSF a Hajjah.

“Le parti in conflitto devono rispettare i principi di distinzione, proporzionalità e precauzione: il diritto internazionale umanitario vieta gli attacchi che possono avere un impatto sui civili. Queste regole sono state costantemente violate in Yemen. Tutte le parti belligeranti devono impegnarsi a rispettarle e tutti gli attori che alimentano il conflitto vendendo armi devono assumersi le proprie responsabilità perché sia garantito il rispetto delle leggi internazionali stabilite per proteggere i civili”, aggiunge Martins di MSF.

Il nostro lavoro in Yemen

In Yemen lavoriamo in 13 ospedali e strutture sanitarie, e ne supportiamo oltre 20 in 11 governatorati: Taiz, Aden, Ad Dhale, Saada, Amran, Hajjah, Ibb, Sana ‘a, Abyan, Shabwa et Lahj.

 

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