Kazem

Kazem

Beneficiario MSF

La mia vita è come una barca con un buco al centro e la vedo sprofondare

  • Migrazione Salute mentale

Ho lasciato l’Iran per via della mia religione. Mi sono convertito dall’Islam al Cristianesimo, e nel mio paese chi lo fa rischia la tortura e la prigione. Si può arrivare anche a morire.

È stato difficile, ma io e mia moglie abbiamo deciso di fuggire. Abbiamo trascorso il primo anno a Nauru in una tenda. È stata davvero dura. Nel 2014 abbiamo ottenuto lo status di rifugiati e siamo andati a vivere nella comunità. Pensavamo che avremmo trovato un po’ di normalità e che tutto sarebbe andato bene. Ma dopo un po’ abbiamo capito che non c’è differenza tra la tenda e la comunità, vieni solo trasferito da una piccola prigione a una grande prigione circondata dall’oceano.

La cosa che ci ha fatto più soffrire è l’incertezza sul nostro futuro. Siamo stati riconosciuti rifugiati nel 2014, ma ancora non sappiamo cosa sarà di noi. Abbiamo fatto domanda per essere insediati negli Stati Uniti, ma di recente ci è stata rifiutata. La sicurezza nazionale ha respinto me e mia moglie. Quella decisione ci ha colpito davvero tanto. Non so ancora quanto ci vorrà per andare via di qui. Ed è veramente difficile.

Ora mia moglie soffre di depressione profonda. Era stata assistita molto bene da Medici Senza Frontiere, ma da quando sono stati mandati via le sue condizioni peggiorano di giorno in giorno. Sto cercando di prenderle un appuntamento con l’équipe di salute mentale dell’IHMS (International Health and Medical Services), ma ci vuole molto tempo. Oggi è il ventiquattresimo giorno in cui non mangia, non dorme, non riesce a bere, né a uscire dal letto. Resta stesa tutto il tempo.

Ho provato a essere forte e sano per sostenere la mia famiglia, mia moglie e me stesso. Ma al momento sono troppo, troppo stanco. La mia vita è come una barca con un grande buco al centro, e la vedo andare giù e sprofondare nell’oceano.

Alcune persone del governo australiano hanno detto che evacueranno tutti i bambini prima di Natale. Poi qualcun altro ha detto che non era vero. Non c’è una scadenza, non ci sono regole, non c’è niente, è tutto un bluff. Tutti qui sarebbero felici se i bambini venissero evacuati da Nauru, ma allo stesso tempo sono preoccupati per loro stessi. Dicono, cosa ci succederà? Chi non ha figli dovrà restare ancora a lungo? Il governo australiano si prenderà gioco di noi?

Forse in Australia o in altri paesi sentite parlare di Nauru, ma la situazione qui non ha conseguenze sulla vostra vita. Quando noi seguiamo le notizie, cerchiamo indizi sul nostro futuro! Oggi potremmo trarre speranza da ciò che leggiamo, ma domani quelle notizie potrebbero devastarci ancora di più.

Vorrei tornare a una vita normale. Vorrei andare via da qui, vivere in un nuovo paese con una nuova cittadinanza. Per ricominciare a vivere.

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