Pantaloni e camicie

Pantaloni e camicie

A Catania – a parte i migranti che transitano dalle parti delle stazioni dei treni e degli autobus – non ci sono grandi insediamenti informali. Nella città, MSF gestisce una clinica per richiedenti asilo e rifugiati dimessi dagli ospedali, ma non ancora autosufficienti. Il quartiere di San Berillo è uno dei più antichi della città.

Un’associazione – “Trame di quartiere” – cerca di riscattarlo dalle sue condizioni di degrado: la chiamano rigenerazione urbana. Per sede, hanno risistemato il piano terra di uno dei numerosi edifici abbandonati.

– No, cioè, sul serio, il portone del posto dove stai è murato e per entrare devi arrampicarti fino al balcone del primo piano?

– Sì – John ride.

– E come ci arrivi fin lassù?

– Usando il cavo della luce appeso. Vieni a vedere se non ci credi.

– Manco per sogno. Soffro di vertigini, io.

John viene dal Gambia. Aspetta l’esito del ricorso contro il rigetto della domanda di asilo a San Berillo. Mentre parla, rifà l’orlo a un paio di pantaloni con una macchina da cucire Singer. In strada, lui, la Singer, sedia e tavolino. Anche l’altra persona, quello dei pantaloni, è in strada. Senza pantaloni, che sono appunto sotto la Singer.

– Me l’ha data il proprietario italiano della falegnameria di fronte. A lui non serviva. A me serve per non fare l’elemosina.

I volontari salutano tutti quelli che passano per i vicoli stretti. A uno che arriva in bicicletta restituiscono un cellulare trovato il giorno prima. Fa caldo e non mi sento per niente bene. Un signore senegalese mi offre una bottiglia d’acqua e io mi ripiglio. Nella sede dell’associazione arrivano i bambini e le bambine della comunità senegalese per il corso di arabo. Il marabout saluta e la prostituta catanese se ne torna al lavoro.

– John, mi sistemeresti la manica di questa camicia per favore? Con la Singer ci metti un minuto.

– Amico mio, quella devi solo buttarla. Con quella camicia a quadri celestina, non ti vergogni?

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