Ebola in RDC: oltre 500 casi sospetti nell’Ituri, ma sono sicuramente molti di più

Ebola in RDC: oltre 500 casi sospetti nell’Ituri, ma sono sicuramente molti di più

Nell’est della Repubblica Democratica del Congo si contano oltre 500 casi sospetti di Ebola, ma la diffusione reale è probabilmente più ampia.

La testimonianza di Florent Uzzeni, coordinatore delle emergenze MSF nell’Ituri (RDC)

Nell’Ituri, le autorità sanitarie hanno registrato più di 500 casi sospetti di Ebola, ma è chiaro che nella comunità ce ne sono sicuramente molti di più.

Le strutture di isolamento sono piene, per cui le persone non possono recarsi negli ospedali per ricevere cure ed è troppo presto per stimare la portata di questa epidemia.

La priorità, in questo momento, è proteggere la popolazione, gli operatori sanitari e i pazienti – che si tratti di casi di Ebola o che abbiano bisogno di cure per altre patologie. Per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo intensificare le misure igieniche, implementare procedure di triage e aumentare in modo significativo il numero delle strutture di isolamento.

Ciò che contraddistingue l’Ituri è il fatto che si tratta di una regione remota nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, dove i bisogni umanitari erano già significativi prima dell’inizio dell’epidemia: ci sono diversi grandi campi per persone sfollate, in cui l’accesso all’acqua e all’assistenza sanitaria era estremamente limitato.

Data l’attuale crisi, è molto difficile far arrivare sul posto aiuti umanitari o personale. Abbiamo ricevuto medicinali, kit di protezione e per l’isolamento e 3.000 dispositivi di protezione individuale con 4 voli provenienti da Kampala, in Uganda: circa 180 metri cubi.

Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane riceveremo anche fino a 900 metri cubi – circa 200 tonnellate – di forniture dal nostro centro logistico di Bordeaux.

Nelle prossime settimane, continueremo a intensificare i nostri sforzi creando centri di cura per l’Ebola e tracceremo i contatti per identificare i casi sospetti il prima possibile.

Naturalmente, continueremo a curare tutte le altre malattie che non sono Ebola e vogliamo che le persone continuino a recarsi presso le strutture sanitarie. Sosterremo quindi queste strutture fornendo:

  • prodotti per l’igiene
  • aiutando nel triage e nella gestione del flusso dei pazienti
  • fornendo medicinali affinché possano continuare a prendersi cura della popolazione.