Ebola in RDC, MSF: “Situazione caotica e preoccupante”

Ebola in RDC, MSF: “Situazione caotica e preoccupante”

In Repubblica Democratica del Congo, Medici Senza Frontiere ha lanciato una risposta su larga scala all’epidemia di Ebola Bundibugyo annunciata dal ministero della salute lo scorso 15 maggio.

La testimonianza di Trish Newport, responsabile del programma MSF di emergenza

Questo focolaio è estremamente preoccupante. A pochi giorni dalla conferma dell’epidemia, si contano già oltre 300 casi sospetti (al 17 maggio) e più di 100 decessi. Si tratta del sierotipo Bundibugyo di Ebola.

È solo la terza volta nella storia che si verifica un’epidemia di Ebola Bundibugyo. Questo significa che, mentre per altri sierotipi di Ebola esistono cure e vaccini, per questa epidemia non sono ancora disponibili e la capacità di effettuare test è molto limitata.

Durante il fine settimana sono arrivati casi sospetti all’ospedale di Salama, dove abbiamo un progetto chirurgico. Lì non abbiamo un reparto di isolamento. Il team li ha identificati come casi sospetti e trasferiti all’ospedale di Bunia, ma la struttura li ha rimandati indietro affermando che il reparto di isolamento fosse già pieno di casi sospetti e che non ci fosse spazio per accoglierli.

Lo staff ha contattato altre strutture sanitarie per vedere se avessero reparti di isolamento. Ogni struttura sanitaria ha risposto: siamo pieni di casi sospetti, non abbiamo spazio. Questo vi dà un’idea di quanto sia caotica la situazione in questo momento.

La cosa più importante è che il materiale arrivi sul posto il più rapidamente possibile. A Bunia arriveranno oltre 3.000 tute complete di dispositivi di protezione individuale, e questo sarà un enorme sollievo per le nostre équipe.

Stiamo inoltre inviando personale con grande esperienza nella gestione dell’Ebola per avviare l’allestimento del progetto e valutare come sostenere tutte le attività in Ituri, dove si registrano numerosi casi sospetti di Ebola, e come integrare misure di protezione e prevenzione nei nostri progetti in modo da poter continuare a garantire l’accesso all’assistenza sanitaria e il supporto agli sfollati che stiamo già fornendo a Ituri.