Nella Repubblica Centrafricana il rinnovato conflitto del 2017 e gli estremi livelli di violenza contro i civili hanno portato a sfollamenti di massa e a gravi bisogni umanitari.

Nel 2017, gruppi armati non statali controllavano 14 delle 16 province in questo Paese di 4,5 milioni di persone. Migliaia di civili sono fuggiti dalle loro case a causa dei combattimenti e degli attacchi violenti subiti, portando il numero di sfollati negli ultimi anni a 688.000 persone, circa il 15% della popolazione. Nei paesi limitrofi, il numero di rifugiati provenienti dalla Repubblica centrafricana è salito a 545.000.

Il conflitto ha colpito direttamente l’accesso della popolazione a cure mediche, cibo, acqua, ripari e istruzione, e li ha lasciati in uno stato di estrema vulnerabilità. Si sono verificati omicidi brutali, tra cui esecuzioni sommarie, ad alcune delle quali ha assistito anche il nostro personale.

Nel 2017, abbiamo continuato a offrire assistenza ambulatoriale e ospedaliera, oltre a servizi di maternità e pediatria, alle comunità locali e agli sfollati interni in 10 province: Batangafo, Kabo, Boguila e Bossangoa (Ouham), Paoua (Ouham-Pendé), Carnot e Berbérati (Mambéré-Kadéï), Bangassou (Mbomou), Zémio (Haut-Mbomou), Bambari (Ouaka), Bria (Haute-Kotto ), Alindao (Basse-Kotto), Ndele (Bamingui-Bangoran), Mbaïki (Lobaye) e nella capitale Bangui. Il nostro personale ha assistito 17.855 parti, eseguito 8.878 interventi chirurgici ed effettuato un totale di 748.563 visite ambulatoriali.

Rispondere alla violenza

Nel 2017, abbiamo adattato sei dei nostri 17 progetti (a Bria, Bangassou, Batangafo, Paoua, Zemio e il team di emergenza, Eureca) per rispondere ai bisogni urgenti delle persone direttamente colpite dalla spirale del conflitto.

A Bria, tra gennaio e aprile un’équipe di chirurghi ha supportato le normali attività pediatriche dell’ospedale e l’assistenza alle centinaia di pazienti feriti negli scontri in corso nella regione. Bria è stata vittima di ripetuti attacchi e i civili che non sono fuggiti sono rimasti intrappolati nelle loro case, spingendoci ad effettuare cliniche mobili in alcune località, come il centro per sfollati PK3

A maggio, è scoppiata una guerra aperta a Bangassou, dove supportavamo l’ospedale regionale da 118 posti letto e tre centri sanitari. Di conseguenza, la nostra équipe ha adattato il suo intervento per rispondere alle esigenze degli sfollati all’interno della città e nel villaggio di Ndu, nella confinante Repubblica Democratica del Congo (RDC). Dopo diversi incidenti di sicurezza, una violenta rapina a mano armata presso una base di MSF, il 21 novembre, ha costretto l’evacuazione dell’intera équipe e la sospensione delle attività per tre mesi.
A Batangafo le attività sono state particolarmente compromesse a partire da luglio, quando l’ospedale è stato trasformato in un campo per sfollati. A causa della situazione di sicurezza, nella seconda metà del 2017 è stato estremamente difficile gestire le cliniche mobili, ma gli operatori sanitari della comunità sono riusciti a portare avanti le attività.
La situazione a Paoua è peggiorata considerevolmente alla fine di dicembre. Gli scontri alla periferia della città hanno provocato lo sfollamento di oltre 65.000 persone e ci hanno costretto a interrompere il nostro sostegno a sette centri sanitari. Fino ad allora, la nostra équipe aveva gestito un programma di assistenza sanitaria di base e di secondo livello e trattato più di 1.000 pazienti per il morso di serpente.
A Bambari e Kabo, le nostre équipe hanno curato e trasferito in ospedale molti pazienti feriti di guerra, giunti nelle nostre strutture dalle città e dai villaggi circostanti. A Bangui, abbiamo fornito assistenza, interventi chirurgici inclusi, alle vittime di violenza provenienti dalla città e dalle province circostanti nel primo ospedale distrettuale. Le nostre équipe hanno inoltre trattato le vittime di violenze sessuali e gestito l’ospedale materno-infantile di Castor, che si occupa di parti con complicazioni, così come il reparto maternità di Gbaya Dombia nell’area PK5.

Équipe di risposta alle emergenze

La nostra équipe di intervento d’emergenza in Rep. Centrafricana, Eureca, è utilizzata per interventi a breve termine, temporanei e mirati. Nel 2017, ha risposto a crisi di violenza, salute e nutrizione a Mbres, Maloum e Alindao, dove il conflitto aveva severamente limitato l’accesso al cibo. L’équipe ha inoltre trascorso due mesi a Gbadolite nella vicina Repubblica Democratica del Congo, offrendo supporto ai centroafricani fuggiti oltre confine. A ottobre, Eureca è tornata ad Alindao in risposta ai rinnovati combattimenti. L’équipe ha istituito cliniche mobili fuori dalla città, oltre a sostenere l’ospedale distrettuale per il trattamento dei bambini malnutriti.

Malaria, HIV e tubercolosi (TB)

Le nostre équipe continuano a fornire cure per l’HIV/AIDS, la tubercolosi e la malaria. Nel 2017 abbiamo rafforzato un approccio comunitario, istituendo reti di operatori di comunità per curare la malaria a Kabo e Batangafo, e offrendo esami e trattamenti gratuiti per la malaria a Bossangoa e Bambari. Nel 2017, 444.587 pazienti sono stati trattati per la malaria.
I programmi per l’HIV a Paoua e Carnot si sono concentrati sulla decentralizzazione del trattamento antiretrovirale (ARV) a livello di assistenza sanitaria di base in contesti difficili e con risorse limitate. A Batangafo e Kabo ci siamo impegnati per adattare i programmi ai modelli comunitari, poiché il conflitto rendeva ancora più difficile fornire i farmaci. A seguito di tre attacchi all’ospedale di Zemio, che ha costretto la maggior parte della popolazione a fuggire, le nostre équipe sono riuscite a contattare 1.200 delle 1.600 persone iscritte al nostro programma e le hanno rifornite di farmaci antiretrovirali.

Campagne di vaccinazione

Nel 2017 abbiao realizzato campagne di vaccinazione per proteggere i bambini da malattie come la difterite, l’epatite B, il morbillo e la polmonite a Lobaye e Carnot. Le vaccinazioni multi-antigene sono state effettuate anche dalla nostra équipe di risposta alle emergenze, Eureca, mentre un’ulteriore campagna di vaccinazione è stata avviata in risposta a un’epidemia di morbillo a Mbaïki. Le campagne hanno permesso di vaccinare un totale di 185.400 bambini. A Berbérati, 22.400 donne in età fertile sono state vaccinate contro il tetano.

Chiusure di progetti

Nonostante la crescente insicurezza in altre aree del paese, Mambéré-Kadéï è rimasta stabile nel 2017. Dopo tre anni di lavoro nell’ospedale della capitale prefetturale, Berbérati, e nei centri sanitari circostanti, abbiamo trasferito le nostre attività al Ministero della Salute a settembre. Dall’inizio del progetto, avevamo ricoverato 20.700 bambini presso l’unità pediatrica dell’ospedale, curato più di 4.570 bambini sotto i cinque anni per malnutrizione acuta severa e assistito oltre 5.500 parti. A Zemio, terminati i combattimenti e conclusa la risposta di emergenza, il progetto è stato chiuso a dicembre 2017.

  • 1997 anno del primo intervento di MSF nel Paese
  • 445 mila pazienti trattati contro la malaria
  • 748 mila visite mediche effettuate

Le nostre principali attività in Repubblica Centrafricana

  • Conflitto

    Nelle zone di guerra non ci schieriamo con nessuna delle parti in conflitto. Offriamo cure mediche solo sulla base dei bisogni che identifichiamo e ci impegniamo a raggiungere le aree dove il nostro aiuto è più urgente.

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  • Malaria

    La malaria è causata da protozoi parassiti trasmessi all’uomo da zanzare ad attività crepuscolare-notturna del genere Anopheles. I sintomi includono febbre, dolore alle articolazioni, mal di testa, vomito, convulsioni e coma.

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  • Vaccinazioni

    L’immunizzazione è uno degli interventi medici più convenienti nella sanità pubblica. Tuttavia, si stima che 1,5 milioni di persone muoiano ogni anno a causa di malattie prevenibili con una serie di vaccini raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e da MSF, soprattutto ai bambini.

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