Coronavirus: dove e come MSF sta intervenendo

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Coronavirus: dove e come MSF sta intervenendo
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Dove sono i nostri team? Come stiamo intervenendo dentro e fuori dall’Italia?

Risponde Claudia Lodesani, infettivologa e Presidente di MSF Italia, che sta coordinando la risposta MSF all’emergenza COVID19 nel nostro Paese.

Che tipo di supporto sta dando MSF nella risposta all’epidemia di coronavirus?

Come organizzazione medico-umanitaria abbiamo messo a disposizione della taskforce del governo italiano la nostra esperienza nella gestione di epidemie, come l’Ebola o il morbillo.

Oggi i nostri team lavorano fianco a fianco con gli ospedali nel lodigiano, dove i casi di coronavirus continuano, e stiamo avviando attività nelle Marche con le strutture per anziani, le persone più vulnerabili alla malattia.

Abbiamo offerto la nostra disponibilità anche in altre regioni, dalle più colpite a quelle in cui le azioni di prevenzione potrebbero avere un importante impatto per limitare i contagi, e speriamo di ricevere altre conferme per poter assistere ancora più persone.

Fuori dall’Italia supportiamo la lotta contro l’epidemia anche in Spagna, Francia, Belgio, Grecia e Hong Kong e siamo in contatto con le autorità sanitarie in Afghanistan e in altri paesi in cui lavoriamo, dove le nostre équipe si preparano al Covid-19.

Cosa portate della vostra esperienza?

Nei paesi in cui operiamo ci troviamo a contrastare epidemie che fortunatamente nei paesi occidentali sono un lontano ricordo – non a caso anche i sistemi sanitari più avanzati al mondo sono stati travolti dal coronavirus.

Per farlo mettiamo in atto tutta una serie di azioni che derivano da un approccio di salute pubblica. In un’epidemia infatti è fondamentale non solo curare il singolo paziente perché guarisca, ma anche affrontare l’epidemia in sé per evitare che si diffonda, a partire dagli ospedali, dalle reti di medici territoriali, dalle strutture per anziani.

Gli operatori sanitari in prima linea sono particolarmente esposti al virus, tanto che in migliaia sono risultati positivi, ma se si ammalano non potranno più fornire cure. I nostri team stanno aiutando a proteggere le strutture e gli operatori sanitari perché possano continuare a curare tutti i pazienti, sia quelli affetti da Covid-19 che gli altri.

Come scegliete le zone in cui operare in Italia?

Come in tutti i paesi in cui operiamo, per avviare le nostre attività valutiamo i bisogni e ci coordiniamo con le autorità del posto.

La risposta al coronavirus in Italia è coordinata dalla taskforce del governo insieme alle autorità sanitarie locali. Dopo aver offerto la nostra disponibilità, siamo stati autorizzati a supportare gli ospedali del lodigiano, che in quei giorni era l’epicentro dell’epidemia, e ora le strutture per anziani nelle Marche. Abbiamo da subito offerto supporto anche in altre regioni e speriamo di ricevere il via libera per avviare nuove attività.

Cosa state facendo concretamente?

I team di MSF, composti da medici, infermieri ed esperti di igiene, lavorano con il personale degli ospedali ma anche con medici di famiglia e operatori delle strutture per anziani, per evitare la diffusione del virus.

In questo modo anche le stesse strutture potranno affrontare meglio l’epidemia, in un sistema che protegge i pazienti, ma anche in primo luogo gli operatori sanitari, la nostra prima linea collettiva contro il coronavirus.

Abbiamo infettivologi, anestesisti, un esperto di medicina d’urgenza che lavorano fianco a fianco e imparano a loro volta da medici e operatori che sono impegnati contro il virus fin dall’inizio per prendersi cura dei malati e salvare quante più vite possibili.

I bisogni aumentano in tutta Italia. MSF potrebbe fare di più?

Vogliamo fare tutto il possibile per aiutare a fare fronte all’epidemia, per questo abbiamo offerto la nostra disponibilità in diverse aree d’Italia e speriamo di poter avviare nuove attività.

Nei paesi in cui siamo soliti lavorare, dove le risorse sono scarse e i sistemi sanitari sono precari o del tutto assenti, la nostra presenza da sola può fare la differenza. Di fronte all’enorme risposta del governo italiano, il principale valore aggiunto che possiamo offrire è condividere la nostra esperienza sulla risposta alle epidemie.

Attraverso training e formazione, anche un piccolo team può avere un grande impatto. Speriamo di poter collaborare anche con altre realtà, ma soprattutto speriamo di riuscire a rafforzare la rete sanitaria territoriale che ha lo scopo fondamentale di prendersi cura delle persone a domicilio o in strutture apposite, evitando il congestionamento degli ospedali e limitando i ricoveri solo ai casi più gravi.

La nostra sfida è fare tutto quello che possiamo contro il Covid-19, continuando a fornire cure mediche anche in tutti gli altri paesi in cui lavoriamo, dove purtroppo le crisi non si fermano.

Quanti medici avete a disposizione in Italia per il coronavirus?

Oggi il nostro team è composto di una trentina di persone, tra infettivologi, anestesisti, infermieri, psicologi, esperti di promozione della salute, esperti di igiene e logisti, attivi tra il lodigiano e le Marche.

Anche se aumentassimo le attività, sarebbe in ogni caso un numero limitato rispetto al personale del sistema sanitario nazionale o ai 7.000 medici che pochi giorni fa hanno offerto il loro aiuto, in una straordinaria ondata di generosità.

Nei paesi in cui operiamo di solito, inviamo un team internazionale e assumiamo sul posto decine o centinaia di operatori locali, che rappresentano l’80% del nostro staff nel mondo. Qui il personale locale è già impegnato negli ospedali, compresi diversi operatori che partono in missione con noi e da settimane sono in prima linea come medici del sistema sanitario nazionale.

Anche grazie alla loro esperienza con MSF stanno contribuendo alla lotta contro l’epidemia. Non c’è un noi e loro, solo medici impegnati a salvare vite insieme.

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