La guerra in Sudan è oggi una delle più gravi crisi umanitarie esistenti.
Il 15 aprile 2023 sono scoppiati intensi combattimenti tra le Forze Armate Sudanesi e le Forze di Supporto Rapido (RSF) a Khartoum e in gran parte del Sudan. Da allora, più di 2.000 persone sono state uccise e 720 ferite in 213 attacchi a strutture sanitarie in tutto il paese — nel 2025, secondo l’OMS, in Sudan si è verificato l’82% di tutti i decessi globali causati da attacchi alle strutture sanitarie. Nello stesso periodo, MSF ha documentato 100 attacchi contro il proprio personale, le strutture supportate e le forniture mediche.
L’ultimo attacco è stato il 2 aprile 2026: un attacco all’ospedale di Al Jabalain, che secondo fonti locali sarebbe stato compiuto dalle RSF, ha causato 10 vittime, tra cui 7 membri del personale medico, alcuni dei quali avevano precedentemente lavorato con la nostra organizzazione.
Solo 2 settimane prima, il 20 marzo 2026, un attacco contro l’ospedale di El Daein, nel Darfur orientale, che, sempre secondo fonti locali, sarebbe stato compiuto dalle SAF, ha causato la morte di 70 persone, tra cui 15 bambini.
Eppure, nonostante le minacce costanti, i ripetuti attacchi da entrambe le parti in conflitto e la continua indifferenza internazionale, i volontari e il personale medico sudanese continuano a dimostrare una dedizione straordinaria, impegnandosi a fornire assistenza dove è più necessaria.
Cosa sta succedendo in Sudan oggi
Nelle ultime settimane del 2025, le Forze di Supporto Rapido (RSF) hanno preso la città di El Fasher, nel Nord Darfur. Da allora, solo poche migliaia di persone sono riuscite a fuggire e raggiungere la città di Tawila, 60 km più a ovest, dove i nostri team stanno curando un numero enorme di civili feriti e bambini malnutriti.
Le persone raccontano di essere sopravvissute a torture, di essere state colpite da armi da fuoco durante la fuga e di essersi ritrovate, a El Fasher, a mangiare mangime per animali.
Questo è solo l’ultimo drammatico evento della guerra in Sudan, che sta lasciando milioni di persone in stato di totale bisogno medico e umanitario.
Si stima che dal 2023 quasi 14 milioni di persone abbiano dovuto abbandonare le loro case, di cui circa la metà sono bambini. La maggior parte degli sfollati sono interni al Sudan, mentre più di 3 milioni di persone sono fuggite verso i paesi limitrofi. È la più grande crisi di sfollamento a livello mondiale, con milioni di persone costrette a vivere in campi privi di assistenza sanitaria e umanitaria.
Quali sono i bisogni medici e umanitari in Sudan?
Insicurezza alimentare e malnutrizione
L’insicurezza alimentare e la malnutrizione hanno raggiunto livelli catastrofici in diverse aree del Sudan. Nel 2025 più di 15.000 bambini sotto i 5 anni sono stati ricoverati nei nostri programmi nutrizionali ospedalieri a causa della malnutrizione acuta, una condizione in aumento, che aggrava il rischio di decesso per malattie altrimenti curabili.
Questi dati allarmanti mostrano l’agonia estrema vissuta dalla popolazione del Darfur, dove da oltre un anno le comunità sono isolate, senza accesso a cibo e beni essenziali, costrette in molti casi a nutrirsi di mangime animale per sopravvivere.
Sistema sanitario al collasso
Il sistema sanitario del Sudan era già fragile prima dell’inizio del conflitto. Oggi a causa degli attacchi, dell’occupazione degli ospedali da parte delle forze armate, delle interruzioni di corrente e della carenza di forniture mediche, il sistema sanitario è sull’orlo del collasso.
Se le epidemie di morbillo e colera erano affrontate come eventi stagionali prima dell’attuale guerra in Sudan, oggi i programmi di vaccinazione sono stati interrotti e i sistemi di sorveglianza sanitaria compromessi, accelerando la diffusione di malattie e ritardando l’individuazione delle epidemie.
Abbiamo assistito a ricorrenti focolai di malattie mortali, ma prevenibili, in tutto il Sudan: dal morbillo nel Darfur all’epatite E nello Stato di Jazeera, fino al colera nel Khartoum o nel Nilo Bianco. Nel 2025 MSF ha curato più di 12.000 pazienti colpiti da morbillo e quasi 42.200 colpiti da colera. Queste ondate stanno costando la vita alle persone più vulnerabili, specialmente bambini e donne in gravidanza.
La mia bambina è nata prematura, perché la guerra ci ha costretti a fuggire da Omdurman mentre ero incinta. Ha sofferto molto a causa dei ripetuti ricoveri. Inoltre, non era stata vaccinata a causa della guerra”. Ferdos Salih madre di una bambina di 11 mesi
Gli ospedali sono stati saccheggiati, bombardati e occupati. Il personale medico è stato minacciato, arrestato o costretto a fuggire, mentre alle ambulanze è stato impedito di raggiungere i feriti.
Cure materne e pediatriche
Le donne incinte e i bambini che risiedono nei campi sono particolarmente vulnerabili ai rischi per la salute dovuti alle dure condizioni di vita e all’insufficiente risposta umanitaria. Le donne spesso partoriscono in casa, aumentando il rischio di complicazioni e infezioni, mentre l’accesso alle cure prenatali rimane insufficiente.
Ostruzione dell’accesso umanitario
L’escalation della guerra civile in Sudan ha portato un’ostruzione sistematica degli aiuti, dell’accesso umanitario e delle forniture. È stato difficile ottenere visti per il personale umanitario per entrare nel paese e permessi di viaggio per muoversi in Sudan. I permessi per attraversare le linee del fronte, ad esempio da Port Sudan alle aree controllate dalle Forze di Supporto Rapido (RSF), sono stati ripetutamente negati. Sono stati fatti anche tentativi per impedire che gli aiuti entrassero nel paese attraverso il confine dal Ciad e dal Sudan del Sud.
Salute mentale
La guerra civile in Sudan e la relativa violenza continuano ad avere gravi implicazioni sulla salute mentale delle persone in fuga o bloccate nel mezzo dei combattimenti. Le persone continuano a vivere traumi estremi poiché perdono familiari e persone care, assistono e subiscono violenze, tra cui la violenza sessuale. Molti continuano a temere per la propria vita a causa dei continui e pesanti combattimenti, specialmente negli stati di Khartoum, Darfur e Al Jazirah.
Le attività di MSF a supporto della popolazione

Medici Senza Frontiere è presente in Sudan dal 1979, dove da decenni assiste la popolazione in un contesto segnato da conflitti, crisi e profondi cambiamenti politici e sociali.
Nel corso del tempo, le attività si sono adattate ai bisogni sanitari in continua evoluzione, con un impegno costante anche dopo lo scoppio della guerra nell’aprile 2023, quando molti servizi sono stati interrotti o riorientati per rispondere alle nuove emergenze.
Oggi MSF opera in Sudan con oltre 1.400 operatori, sudanesi e internazionali, fornendo:
- Cure chirurgiche e materne
- Assistenza pediatrica
- Trattamento della malnutrizione
- Gestione delle ferite
- Vaccinazioni e supporto alla salute mentale
- Servizi di assistenza sanitaria di base.
Nei campi per persone sfollate, le nostre équipe lavorano inoltre per garantire acqua pulita e condizioni igieniche adeguate, costruendo pozzi, latrine e sistemi di distribuzione idrica.
Grazie alla dedizione del personale locale, molte attività continuano anche in circostanze estremamente difficili, assicurando cure e sostegno alle comunità più vulnerabili.
Da febbraio 2026, abbiamo prestato soccorso a circa 400 persone ferite da attacchi con droni che hanno colpito zone civili nel Ciad orientale e in varie aree del Darfur. Secondo le Nazioni Unite, questi attacchi hanno causato la morte di oltre 500 civili dal 1° gennaio al 15 marzo di quest’anno.
I team di MSF stanno accogliendo pazienti con ferite orribili: arti amputati e ustioni devastanti – molti dei quali sono già morti quando arrivano in ospedale. La portata della violenza e delle atrocità a cui assistiamo è insopportabile”. Muriel Boursier coordinatrice delle emergenze di MSF nel Darfur
Questi attacchi, condotti in evidente violazione del diritto internazionale umanitario, si verificano sempre più spesso ben oltre le linee del fronte, prendendo di mira infrastrutture logistiche e zone civili densamente popolate. Ciò segna l’ennesimo grave deterioramento di un conflitto in cui le sofferenze della popolazione continuano ad aggravarsi.
Perché fare una donazione fa la differenza
In un contesto di crisi umanitaria come quello in Sudan, il sostegno della comunità internazionale è fondamentale per garantire che le persone colpite possano ricevere l’aiuto di cui hanno urgente bisogno. Le difficoltà legate ai conflitti, agli sfollamenti forzati e alla mancanza di accesso ai servizi essenziali rendono ogni intervento medico e umanitario vitale.
Il tuo aiuto può fare la differenza nel salvare vite, permette ai nostri team di continuare a operare nelle aree più colpite, fornendo cure mediche, assistenza nutrizionale, vaccinazioni e supporto psicologico a chi ne ha più bisogno.
Guerra in Sudan: un fallimento politico collettivo
La crisi in Sudan non è solo una catastrofe umanitaria: è anche un fallimento politico collettivo. Dopo 3 anni di quella che è diventata la più grave crisi umanitaria al mondo, la risposta dei governi e delle organizzazioni internazionali non è riuscita a soddisfare nemmeno le aspettative più elementari.
I ripetuti avvertimenti sulle atrocità, comprese quelle commesse contro le comunità non arabe a El Fasher da parte delle RSF, non hanno portato ad alcuna azione significativa.
Nel frattempo, bambini, madri e altre persone nelle comunità continuano a morire ogni giorno, sia a causa della violenza indiscriminata contro i civili, incluse uccisioni di massa, fame, torture e stupri, sia per la mancanza dei servizi di base che il sistema umanitario internazionale dovrebbe fornire.
Da aprile 2023, quasi 14 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case e molte sono dovute fuggire più volte, perdendo tutto. Le due parti in conflitto, che in precedenza formavano il governo del Sudan, stanno smantellando la capacità del paese di proteggere, curare e sostenere la propria popolazione.
Sudan: cosa deve fare la comunità internazionale per proteggere i civili
Il mondo deve agire ora. La crisi in Sudan non è solo una catastrofe umanitaria, ma un fallimento politico collettivo. Non solo le parti in conflitto e i loro alleati devono adottare misure immediate e concrete per proteggere la popolazione, ma devono essere anche ritenute responsabili delle violazioni in corso. La popolazione sudanese deve essere protetta in ogni momento, ovunque si trovi”. Javid Abdelmoneim presidente internazionale di MSF
Le parti in conflitto e i loro alleati devono adottare misure immediate e concrete per proteggere i civili. Devono essere ritenuti responsabili delle violazioni in corso, che stanno infliggendo immense sofferenze alla popolazione.
Gli attori internazionali influenti devono esercitare con urgenza una pressione diplomatica significativa su coloro che finanziano, armano o sostengono politicamente le parti in conflitto. Anche se finora hanno tragicamente fallito nell’usare la loro influenza per fermare le atrocità di massa, esiste ancora una possibilità per influenzare la situazione e prevenire ulteriori crimini.