L'emergenza continua
Decenni di conflitto, instabilità politica e sconvolgimenti sociali hanno reso molti iracheni vulnerabili allo stress psicologico e ai disturbi della sfera psicologica
L'attività di MSF nel Community Hospital di Banguy
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17/05/2013
100.000 persone sono ora prive di assistenza sanitaria. Medici Senza Frontiere condanna fermamente la distruzione del proprio ospedale nella città di Pibor volutamente condotta per rendere inutilizzabile la struttura
30/04/2013
Grazie davvero di cuore a tutte le 263.783 persone che nel 2011 hanno scelto di destinare il 5 x mille dell’IRPEF a Medici Senza Frontiere: siete proprio voi con questi fondi, e con tutte le altre donazioni private, che garantite la nostra indipendenza finanziaria che si traduce in indipendenza di azione dai poteri finanziari, politici e religiosi in circa 70 paesi nel mondo.
Purtroppo non possiamo ringraziarvi singolarmente e aggiornarvi sulle nostre attività poichè il Ministero non ci fornisce i nomi dei singoli donatori del 5 x mille. Per restare in contatto e ricevere aggiornamenti sui nostri progetti iscrivetevi alla nostra newsletter mensile >>
03/05/2013
MSF ha fornito servizi di salute mentale per i migranti, dopo il loro rilascio e trasferimento in un complesso nella periferia della città di Haradh: “Molti di loro sono fisicamente e mentalmente esausti e soffrono di gravi traumi mentali, dovuti alle condizioni pessime e al terribile trattamento subito durante la loro detenzione”, dichiara Angels Mairal, psicologo di MSF, che lavora a Haradh
02/05/2013
"MSF è molto soddisfatta di avere finalmente, dopo tre anni, dato l’avvio alle cure mediche a Bagega. MSF è però ben consapevole che questo gruppo è solo il primo dei quattro che necessitano di cure mediche urgenti a Bagega. La bonifica in corso deve essere completata prima dell’arrivo delle piogge, per poter raggiungere tutti i bambini del villaggio che hanno bisogno di cure”.
Simon Tyler, rappresentante di MSF in Nigeria
05/04/2013
Nell'ottobre 2011, Montserrat Serra a Blanca Thiebaut sono state rapite dal campo rifugiati Ifo 2 a Dadaab in Kenia mentre stavano lavorando per aiutare la popolazione somala bisognosa di assistenza. Sono state quindi trasferite in Somalia dove si trovano ancora trattenute contro la loro volontà.
Medici Senza Frontiere condanna questo brutale atto di violenza ai danni delle due operatrici umanitarie e reitera la propria richiesta per un immediato rilascio.
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