In Etiopia, continuiamo a colmare le lacune nel settore sanitario e a rispondere a emergenze, come la malnutrizione e le epidemie di malattie, sia nella popolazione ospite sia nelle comunità di rifugiati in aumento.

Risposta alle emergenze

Nel corso dell’anno, abbiamo risposto a una grave emergenza nutrizionale nelle zone di Doolo e Jarar, nella regione somala. Più di 3.400 bambini sono stati ricoverati nei nostri centri nutrizionali terapeutici e abbiamo distribuito alimenti terapeutici a circa 14.000 bambini inseriti nei programmi ambulatoriali in tutta la regione. Abbiamo inoltre fornito razioni di integratori alle famiglie dei pazienti. Inoltre, la regione somala ha subito uno dei più grandi focolai di diarrea acquosa acuta degli ultimi anni. Le nostre équipe hanno fornito farmaci, istituito centri di trattamento in tutta la regione e curato 18.302 casi sospetti.

Abbiamo inoltre lanciato diverse campagne di vaccinazione nei campi per sfollati interni nelle regioni di Oromia e Somalia. L’annoso conflitto tra le due regioni si è riacceso nel 2017, costringendo le persone a fuggire e ad aggravare la già terribile situazione umanitaria causata da anni di siccità.

Le nostre équipe continuano a monitorare la situazione e sono pronte a intervenire quando necessario.

Regione somala

Dal 1995, siamo presente nella città di Dolo, nella zona di Liben, al confine con la Somalia. Il centro sanitario di Dolo Ado fornisce assistenza sanitaria di base alla comunità locale, nonché ai rifugiati fuggiti dalla violenza e dall’insicurezza alimentare in Somalia e stabilitisi in cinque campi nella zona. Assistiamo anche molti cittadini somali che attraversano il confine alla ricerca di cure mediche.

Lavoriamo costantemente per migliorare l’assistenza medica nel centro sanitario e nel 2017 abbiamo iniziato a offrire servizi radiografici e chirurgia di base. Nel corso dell’anno sono state effettuate 31.588 visite ambulatoriali e 3.671 pazienti sono stati ricoverati a Dolo Ado.

Le nostre équipe forniscono assistenza in due centri sanitari nei campi di Buramino e Hilaweyn e valutano la salute dei nuovi arrivati nel centro di accoglienza per i rifugiati.

Nelle città di Fik e Degehabur, supportiamo gli ospedali governativi con personale medico specializzato e donazioni di farmaci.

Abbiamo iniziato a lavorare a Wardher, nella zona di Doolo, nel 2007. Prima della risposta di emergenza su vasta scala nella regione a metà 2017, il progetto ha sostenuto i reparti di maternità e pediatria dell’ospedale locale e ha anche condotto un programma per la tubercolosi. Altre équipe hanno lavorato nei centri sanitari di Danod e Yucub e gestito una media di 10 cliniche mobili. Durante l’emergenza, molti di questi servizi sono stati sospesi o adattati in base alle esigenze e sono state lanciate nuove attività. Sono stati allestiti più di 50 punti di reidratazione orale e 30 centri di alimentazione ambulatoriale. A Geladi è stato aperto un nuovo progetto che fornisce assistenza medica e rifornimenti idrici. Abbiamo trattato 235 pazienti per sintomi di ittero acuto e 235 casi di morbillo. Quando la situazione si è stabilizzata, il numero di centri di alimentazione ambulatoriale è stato ridotto a circa una dozzina. La nostra équipe ha incrementato le attività in questi centri per fornire assistenza a tutti i bambini di età inferiore ai 15 anni. Quasi 26.500 bambini sono stati vaccinati contro il morbillo e sono state condotte oltre 26.780 visite mediche.

Regione di Gambella

Nel 2017, abbiamo aumentato il sostegno all’ospedale di Gambella, l’unica struttura nella regione ad offrire assistenza medica specializzata a una popolazione di 800.000 persone, metà della quale composta da rifugiati provenienti dal Sud Sudan. Le nostre équipe lavoravano in pronto soccorso, sala operatoria, unità di degenza chirurgica e reparto maternità. Durante l’anno, abbiamo visitato 29.310 pazienti nel pronto soccorso, eseguito 1.468 interventi chirurgici e assistito 1.230 parti.

Abbiamo inoltre collaborato con le autorità etiopi nei campi di Kule e Tierkidi nel distretto di Itang, che insieme forniscono rifugio a oltre 120.000 rifugiati sud-sudanesi. Le nostre équipe lavoravano in un centro sanitario e in sei postazioni sanitarie, offrendo la maggior parte dei servizi medici tranne la chirurgia. Abbiamo condotto più di 300.000 visite ambulatoriali e ricoverato 1.995 pazienti. Inoltre, abbiamo condotto campagne di vaccinazione e gestito cliniche mobili in numerosi punti di ingresso ai campi.

Altre équipe hanno prestato assistenza ai rifugiati sud sudanesi e alle comunità locali nei dintorni di Pugnido. Il nostro personale ha supportato il pronto soccorso dell’ospedale, l’unità di terapia intensiva, il reparto di degenza e la maternità, conducendo un totale di 46.484 visite ambulatoriali, ricoverando 2.350 pazienti e assistendo 188 parti.

La malaria è stata uno dei maggiori problemi riscontrati nei campi nel 2017, con oltre 72.000 casi trattati.

Regione di Amhara

Dal 2002, il nostro progetto ad Abdurafi ha condotto ricerche sul kala-azar (leishmaniosi viscerale) in collaborazione con l’Istituto di medicina tropicale di Anversa, l’Università di Gondar e l’Istituto di sanità pubblica etiope. Il progetto mira a sviluppare metodi di trattamento migliori per casi complicati di kala azar. L’équipe di Abdurafi sta inoltre cercando di trovare un antidoto più efficace per il morso di serpente. Nel 2017, 322 pazienti sono stati sottoposti a trattamento per il morso di serpente e 299 per il kala azar.

Regione di Tigray

Nel Tigray, offriamo assistenza psichiatrica ospedaliera e ambulatoriale ai rifugiati eritrei nei campi di Shimelba e Hitsats. Attraverso il progetto di Hitsats sono state effettuate oltre 3.600 visite psichiatriche ambulatoriali e nel 2017 sono stati ricoverati 1.583 pazienti. Inoltre, oltre 2.600 pazienti sono stati trattati per la malaria attraverso cliniche mobili in risposta a un focolaio.

  • 1984 anno del primo intervento di MSF nel Paese
  • 81.4 mila pazienti trattati contro la malaria
  • 455 mila consultazioni mediche

Le nostre principali attività in Etiopia

  • Kala azar

    Il Kala azar (“febbre nera” in Hindi) è la forma più grave e viscerale di una parassitosi, la leishmaniosi, che se non trattata, può raggiungere una mortalità molto elevata.

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  • Malaria

    La malaria è causata da protozoi parassiti trasmessi all’uomo da zanzare ad attività crepuscolare-notturna del genere Anopheles. I sintomi includono febbre, dolore alle articolazioni, mal di testa, vomito, convulsioni e coma.

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  • Malnutrizione

    La malnutrizione è causata dalla carenza di sostanze nutritive essenziali. I bambini smettono di crescere e si ammalano più facilmente, a causa dell’indebolimento del loro sistema immunitario.

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  • Tubercolosi

    La Tubercolosi è una delle principali cause di mortalità per malattie infettive a livello globale. Un terzo della popolazione mondiale ospita il bacillo della tubercolosi (Tb) allo stato di latenza.

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