Nel 2018 almeno 1,4 milioni di persone sono rimaste senza casa in Etiopia,1 mentre la violenza di matrice etnica è scoppiata contemporaneamente in diverse parti del Paese.

Oltre al crescente numero di sfollati interni, l’Etiopia ospita il secondo più alto numero di rifugiati in Africa: oltre 900.000 alla fine del 2018, per lo più provenienti dal Sud Sudan, dalla Somalia e dall’Eritrea.

Le nostre équipe continuano a colmare le lacune nel settore dell’assistenza sanitaria e a rispondere alle emergenze che colpiscono le comunità locali, gli sfollati interni e i rifugiati.

Risposta alle emergenze

A luglio, abbiamo avviato uno dei nostri più grandi interventi di emergenza del 2018 a livello mondiale nella zona di Gedeo, regione SNNP, e di Guji, regione dell’Oromia, dopo un’escalation di violenze etniche che ha lasciato centinaia di migliaia di sfollati privi dei servizi essenziali. Quando sono arrivate le nostre équipe, le persone vivevano in condizioni anguste, dormivano per terra in edifici vuoti e soffrivano di diarrea, parassiti intestinali e infezioni del tratto respiratorio. Abbiamo supportato diversi ospedali, centri sanitari, ambulatori e cliniche mobili fino alla fine dell’anno, quando la crisi si è attenuata e abbiamo trasferito le attività alle autorità locali.

Tra luglio e dicembre, abbiamo condotto quasi 91.000 visite ambulatoriali, trattato circa 3.000 pazienti per malnutrizione acuta grave e vaccinato più di 103.800 bambini di età inferiore ai 15 anni contro il morbillo, in collaborazione con l’Ufficio sanitario regionale di Gedeo. Il nostro personale ha inoltre fornito assistenza psicologica, trattato vittime di violenze sessuali, distribuito generi di prima necessità e trasportato 69 milioni di litri di acqua potabile.

A ottobre, abbiamo avviato un altro intervento di emergenza per rispondere alle necessità degli sfollati fuggiti dalle violenze nel Wellega orientale, al confine tra le regioni di Benishangul-Gumuz e Oromia. Le nostre équipe hanno fornito assistenza sanitaria di emergenza, acqua e servizi igienico-sanitari e, alla fine dell’anno, hanno esteso queste operazioni alla regione limitrofa del Wellega occidentale.

Regione di Gambella

Nel 2018, abbiamo aumentato il sostegno all’ospedale di Gambella, l’unica struttura nella regione che offre assistenza medica specializzata per una popolazione di 800.000 persone, metà delle quali rifugiati provenienti dal Sud Sudan. Le nostre équipe hanno lavorato in pronto soccorso, sala operatoria e unità di degenza chirurgica e hanno assistito 2.820 parti. Ci siamo concentrati sui servizi di neonatologia e maternità, per ridurre gli alti tassi di mortalità materna e infantile.

Abbiamo inoltre collaborato con le autorità etiopi nei campi profughi di Kule, Nguenyyiel e Tierki, che insieme offrono rifugio a oltre 200.000 rifugiati sud-sudanesi,2 e nel centro di accoglienza di Pamdong. Le nostre équipe hanno lavorato in un centro sanitario, un’unità di maternità aperta 24 ore e sei postazioni sanitarie, offrendo la maggior parte delle prestazioni mediche, incluso il sostegno alle vittime di violenza sessuale e le segnalazioni per interventi chirurgici all’ospedale di Gambella.

Regione di Tigray

La firma dell’accordo di pace Etiopia-Eritrea a luglio e l’apertura del confine l’11 settembre hanno portato all’afflusso di richiedenti asilo eritrei, soprattutto donne e bambini. Gestiamo i servizi di assistenza psichiatrica e di salute mentale per i pazienti, sia ricoverati, sia ambulatoriali, ai rifugiati eritrei in due campi, e alle comunità locali. Molti dei nostri pazienti eritrei hanno segnalato esperienze traumatizzanti in patria, durante il viaggio in Etiopia e nei campi.

Regione di Amhara

La nostra attività principale nella città di Abdurafi e nei dintorni è il trattamento, la diagnosi e la prevenzione del kala-azar (leishmaniosi viscerale) e del morso di serpente, due malattie tropicali letali ma trascurate. Nel 2018, le équipe della nostra clinica hanno trattato 647 pazienti colpiti da morso di serpente e 373 dal kala-azar. Dal 2002 conduciamo ricerche sul kala-azar ad Abdurafi, in collaborazione con l’Istituto di Medicina Tropicale di Anversa, l’Università di Gondar e l’Istituto di Sanità Pubblica etiope, cercando di sviluppare metodi di trattamento più adatti ai casi complessi e metodi di prevenzione migliori. L’équipe sta inoltre cercando di trovare una terapia più efficace per il morso di serpente.

Regione somala

Dal 1995, le nostre équipe sono presenti nella città di Dolo, nella zona di Liben, al confine con la Somalia. Il centro sanitario di Dolo Ado offre assistenza sanitaria di base alla comunità locale e alle persone che fuggono dalla violenza e dall’insicurezza alimentare in Somalia e che si sono stabilite nei cinque campi nella zona. Curiamo anche molti cittadini somali che attraversano il confine alla ricerca di cure mediche. Alla fine dell’anno, abbiamo trasferito alle autorità sanitarie tutte le nostre attività nel centro, ad eccezione di maternità e ostetricia.

Alla fine dell’anno abbiamo anche trasferito le nostre attività presso l’ospedale di Wardher e i centri sanitari distrettuali di Danod e Lahel-Yucub nella zona di Doolo all’ufficio sanitario regionale. Dal 2007 supportavamo i servizi ambulatoriali e ospedalieri, le attività idriche e igienico-sanitarie e le segnalazioni di emergenza. Abbiamo mantenuto e gestito i reparti di isolamento durante le epidemie, assistito parti e fornito assistenza prenatale, trattamento per la tubercolosi e malnutrizione acuta grave nei bambini di età inferiore ai cinque anni.

Inoltre, offriamo assistenza sanitaria di base completa attraverso cliniche mobili in oltre 10 aree nella zona di Doolo per bambini di età inferiore a 15 anni e donne in gravidanza e allattamento. Prevediamo di espandere queste attività mobili per fornire assistenza a tutte le età e monitoraggio delle potenziali epidemie, coinvolgimento della comunità e promozione della salute, coprendo un’area più ampia per raggiungere più persone, comprese le comunità dei pastori nomadi.

Migranti deportati

Da novembre 2017, il Regno dell’Arabia Saudita espelle con la forza gli immigrati che vivono irregolarmente sul suo territorio. Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, ogni mese vengono deportati in media 10.000 etiopi, con aerei noleggiati che arrivano ogni settimana ad Addis Abeba. A marzo, abbiamo iniziato a fornire screening e assistenza sanitaria e mentale in aeroporto e in un centro della città. Nonostante il trauma vissuto dalla maggior parte dei nostri pazienti, molti cercavano di attraversare il pericoloso Mar Rosso per rientrare in Arabia Saudita.

  • 1984 anno del primo intervento di MSF nel Paese
  • 47 mila pazienti trattati contro la malaria
  • 500 mila visite ambulatoriali

Le nostre principali attività in Etiopia

  • Kala azar

    Il Kala azar (“febbre nera” in Hindi) è la forma più grave e viscerale di una parassitosi, la leishmaniosi, che se non trattata, può raggiungere una mortalità molto elevata.

    Scopri di più
  • Malaria

    La malaria è causata da protozoi parassiti trasmessi all’uomo da zanzare ad attività crepuscolare-notturna del genere Anopheles. I sintomi includono febbre, dolore alle articolazioni, mal di testa, vomito, convulsioni e coma.

    Scopri di più
  • Malnutrizione

    La malnutrizione è causata dalla carenza di sostanze nutritive essenziali. I bambini smettono di crescere e si ammalano più facilmente, a causa dell’indebolimento del loro sistema immunitario.

    Scopri di più
  • Tubercolosi

    La Tubercolosi è una delle principali cause di mortalità per malattie infettive a livello globale. Un terzo della popolazione mondiale ospita il bacillo della tubercolosi (Tb) allo stato di latenza.

    Scopri di più

Condividi con un amico